La Croce

Dante Alighieri

 

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Francisco Gialdi, che’l ze da star in Maravilha-SC, dove el fa un poco de pupà e un poco de prete, parché el fa batésimi, funerai, el riceve le promesse dei novi sposi, el ze un che’l mete via tuto. Un bel tempo fa, a domanda de Ricardo Manera, Antonio Baggio e Delvino Focchesatto, ghemo publicà la prima strofe de sto poema che, desso, semo sicuri che’l ze de Dante Alighieri. Francisco lo ga trascrito dea piera negra tel Semiàrio de Ipê, in 1970, come ghe lo gavea insegnà el Frate Marcelino Costella. Ècolo:

 

Quando io nacqui mi disse una voce:

"Tu sei nato a portar la tua croce."

Io piangendo la croce abracciai

Che dal cielo assegnata mi fu.

Poi guardai, guardai, guardai:

Tutti portan la croce quaggiù.

Vidi un re tra baroni e scudieri

Sotto il peso di cupi pensiere.

E al valletto che stava alla porta domandai:

"A che pensa il tuo re?" – Mi respose:

"Quela croce egli porta

Che il Signore col trono gli dié".

Vidi un giorno tornare un soldato

Dalla guerra col braccio troncato,

"Perché mesto (gli chiesi) ritorni?

Non ti basta la croce d’onor?"

"Ah! (rispose) passerò i miei giorni,

Altra croce mi ha dato il Signor!"

Vidi al letto del figlio morente

Una ricca signora piangente

E gli disse: "Voi donna, conforto,

D’altri figli dal cielo verrà."

Mi rispose: "Contenta mi porto

Quella croce che il cielo mi dà."

Vidi un’uomo giolivo nel volto,

In mantello di seta ravvolto,

E gli disse: "A te solo, fratello,

Questa vita è cosparsa di fior?"

Non, rispose, ma aperse il mantello:

La sua croce l’aveva nel cuor!

Più e più allora abbracciai la fatica

Che è la croce dei poveri amica.

Dal mio pianto talor la bagnai,

Ma non voglio lasciarla mai più!

O fratelli gardai, guardai:

Tutti portan la croce quaggiù!

 

 

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