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E´ riograndese la poesia premiata al concorso di Torri di Quartesolo

 
 

 

 


Maria Solange Soccol ha primeggiato nella sezione dedicata ai poeti
vicentini nel mondo con una lirica in "talian" intitolata "Preghiera par to
silensio"

Ha vinto la brasiliana Maria Solange Soccol (nella foto*), di Serafina
Corrêa, nel Rio Grande do Sul, il "Premio Internazionale di poesia
organizzato dal Comune di Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza, con
il contributo dell´Ente "Vicentini nel Mondo". Il concorso, giunto con
successo alla sua VI edizione, ha premiato quest´anno una lunga e intensa
poesia scritta in "talian", l´idioma importato dai veneti emigrati
all´inizio del secolo scorso in Brasile. Tra loro c´era la nonna di Maria
Solange Soccol, Angelina Tomasetto di Pozzoleone, che ha trasferito alla
nipote il suo amore per la terra d´origine e per la lingua. Maria Solange ha
fatto il resto, innamorandosene talmente d´aver fatto della prima la propria
musa e della seconda uno strumento che nella poesia ha trovato la sua più
alta espressione.

E´ nata così "Preghiera par to silensio", la lirica con la quale la Soccol
ha sbaragliato gli altri concorrenti, provenienti dal Canada,
dall´Australia, dall´Argentina e persino da Taipei, ma tutti rigorosamente
di origine vicentina, come prescrive il regolamento del "Premio
Internazionale di Poesia". Giudicata da una giuria tecnica presieduta da
Danilo Longhi, che è anche presidente dei "Vicentini nel Mondo", la poesia
di Maria Solange è un inno all´amore e ai colori della vita, contro la
malinconia e l´incapacità di sentire, al di là del silenzio e della
solitudine, la presenza di "un orisonte o èsser un prà che sluse basà dal
sol"; l´importante è saper ascoltare, fermarsi, tanto che il ritmo poetico è
dato dalla continua invocazione iniziale: "Doname `na gossa sol de to
tempo". Per tante cose, ma soprattutto perché così "te porto verso el ciel e
fra Dio e la to anima sola farò vegner tuti i nastri de luna, de sol, e de
lusse, come `na aria che siga e sensa mai pì ingroparte la gola spanderà
colori e colori e te farà immensamente grando ma cossì grando che te gavarè
de capir el tanto che te vui ben".

Alla vincitrice del concorso è stato consegnato dalla vice presidente della
Provincia di Vicenza, Manuela Dal Lago, il premio di 500 euro offerto dal
Comune di Torri di Quartesolo, ai quali si sono aggiunti il viaggio e un
breve soggiorno in Italia.



Ecco la poesia vincitrice del Premio "Città di Torri di Quartesolo":

Preghiera par to silensio

doname 'na gossa sol de to tempo
fra la porta spalancata
e sto universo sensa color
parchè mi possa far vegner vanti un'altra matina
che te despetene de sta ombra
che te strascina come un grigio de dolor.
No te te senti sofegar
in sto silenzio che schissa el cuor
in questa solitudine che ga palude dentro
e te remena de qua e de là
sù polvare che no cambia
e te cuna nel pianto
del mar salà
che te sgorga dei òci ?
Doname 'na gossa sol de to tempo
Fra sto fogolar infumegà
e 'l vento che stùa pimpian l'ultima stela
parchè mi possa lèserte 'na bona parola
e sensa l'infinito fadigarte
che possa far sparir tuta la to malinconia.
Dale volte, sensa saverlo,
la man che no te vedi
la pol esser fata de ale
e i òci che non te indovini
i pol 'ver in fondo un orisonte
o èsser un prà che sluse basà dal sol.
Doname 'na gossa sol de to tempo
che te porto verso el ciel
e fra Dio e la to anima sola
farò vegner tuti i nastri
de luna, de sol e de lusse,
come 'na aria che siga
e sensa mai pì ingroparte la gola
spanderà colori e colori
e te farà imensamente grando
ma cossì grando
che te gavarè de capir
el tanto che te vui ben.


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ECCLESIA DE EUCHARISTIA
«Quanti prendono parte alla celebrazione eucaristica non possono restare
insensibili di fronte alle attese dei bisognosi»

Il Papa: Eucaristia testamento d'amore

Alla Messa in Coena Domini Giovanni Paolo II ha firmato l'enciclica sul
mistero eucaristico, «dono grande per la Chiesa e per il mondo, mensa della
concreta fratellanza». Raccolte offerte per le sofferenze dell'Iraq

Da Roma Salvatore Mazza

Un «dono grande per la Chiesa e per il mondo». Questa è per ogni credente
l'Eucaristia. E «proprio perché sia riservata sempre più profonda
attenzione» a questo sacramento «ho voluto offrire all'intera Comunità dei
credenti un'Enciclica, il cui tema focale è il Mistero eucaristico: Ecclesia
de Eucharistia. Tra poco avrò la gioia di firmarla nel corso di questa
Celebrazione che rievoca l'Ultima Cena, quando Gesù ci lasciò se stesso in
supremo testamento d'amore. La affido sin d'ora in primo luogo ai sacerdoti,
perché a loro volta la diffondano a beneficio dell'intero popolo cristiano».
Nei 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II, è un gesto che non ha
precedenti quello che Papa Wojtyla ha compiuto ieri sera. Quando, di fronte
ai fedeli che gremivano la basilica vaticana per la celebrazione della messa
In Coena Domini, ha firmato con una penna stilografica nera, di fronte
all'assemblea, il testo della sua quattordicesima Lettera Enciclica che gli
era stato presentato dal sostituto della Segretaria di Stato monsignor
Leonardo Sandri. Un atto solenne spiegato dallo stesso Pontefice, con le
parole sopra riportate, nell'omelia della celebrazione che apre il Triduo
pasquale, culminato secondo la tradizione nel rito della lavanda dei piedi.
A officiarlo quest'anno è stato il cardinale segretario di Stato Angelo
Sodano, mentre Papa Wojtyla è rimasto seduto sulla sedia collocata al centro
della predella dell'altare maggiore.
«Ecco, mentre stanno cenando - ha spiegato Giovanni Paolo II durante
l'omelia - Gesù si alza da tavola e incomincia a lavare i piedi ai
discepoli. Pietro dapprima resiste, poi capisce ed accetta. Anche noi siamo
invitati a capire: la prima cosa che il discepolo deve fare è di mettersi in
ascolto del suo Signore, aprendo il cuore ad accogliere l'iniziativa del suo
amore. Solo dopo sarà invitato a fare a sua volta quanto ha fatto il
Maestro. Anch'egli dovrà impegnarsi a "lavare i piedi" ai fratelli,
traducendo in ge sti d i servizio vicendevole quell'amore che costituisce la
sintesi di tutto il Vangelo. Sempre durante la Cena, sapendo che è ormai
giunta la sua "ora" - ha quindi proseguito il Papa - Gesù benedice e spezza
il pane, poi lo distribuisce agli Apostoli dicendo: "Questo è il mio corpo";
ugualmente fa con il calice: "Questo è il mio sangue". E comanda loro: "Fate
questo in memoria di me". Veramente vi è qui la testimonianza di un amore
spinto "fino alla fine". Gesù si dona in cibo ai discepoli per divenire una
cosa sola con loro. Ancora una volta emerge la "lezione" che occorre
imparare: la prima cosa da fare è aprire il cuore all'accoglienza dell'amore
di Cristo. L'iniziativa è sua: è il suo amore che ci rende capaci di amare a
nostra volta i fratelli. Ecco dunque: la lavanda dei piedi e il sacramento
dell'Eucaristia: due manifestazioni di uno stesso mistero d'amore affidato
ai discepoli "perché come ho fatto io, facciate anche voi».
Nel corso della celebrazione di ieri sera, lo offerte ra ccolte tra i fedeli
sono state destinare per espresso desiderio del Papa alla popolazione
irachena. L'Eucaristia infatti, ha spiegato Papa Wojtyla, «nella semplicità»
dei suoi simboli - il pane e il vino condivisi - «si rivela anche quale
mensa della concreta fratellanza. Il messaggio che da essa promana è troppo
chiaro perché lo si possa ignorare: quanti prendono parte alla Celebrazione
eucaristica non possono restare insensibili di fronte alle attese dei poveri
e dei bisognosi. Proprio in questa prospettiva desidero che le offerte
raccolte durante questa Celebrazione vadano ad alleviare le urgenti
necessità di quanti soffrono in Iraq per le conseguenze della guerra. Un
cuore che ha sperimentato l'amore del Signore si apre spontaneamente alla
carità verso i fratelli»

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DON GIACOMO ALBERIONE, L´APOSTOLO DELLA BUONA STAMPA, DOMENICA PROSSIMA

27 APRILE ALL´ONORE DEGLI ALTARI. CON NOI IL POSTULATORE DELLA CAUSA

DI BEATIFICAZIONE DON GINO VALTORTA


Tra i prossimi futuri beati, figura anzitutto don Giacomo Alberione, il
fondatore della Famiglia paolina che si suddivide in ben 10 rami. Il suo
nome è legato soprattutto alla stampa: è stato l´apostolo
dell´evangelizzazione attraverso i media. Il decreto del riconoscimento del
miracolo, attribuito alla sua intercessione, del 20 dicembre scorso ha
aperto la strada alla beatificazione. Con noi, il postulatore della Causa,
don Gino Valtorta. Una prima domanda: i tratti biografici di don Alberione
...



R. - Don Alberione nacque nel 1884 a San Lorenzo di Fossano, in provincia di
Cuneo. Entrò nel seminario di Alba e durante una preghiera con Gesù esposto,
durata tutta la notte, a cavallo dei due secoli, ebbe la prima intuizione di
fare qualcosa per gli uomini del suo tempo, spinto anche dall´enciclica
"Tametsi futura" di Leone XIII e da altri suggerimenti che venivano da vari
scrittori e uomini di cultura cristiana. Nel 1914 fondò il primo dei 10
rami, la Società San Paolo: il ramo maschile della Famiglia paolina. In
seguito, nel 1915, fondò le Figlie di San Paolo che hanno un carisma
apostolico simile a quello della Società San Paolo, cioè diffondere il
Vangelo attraverso i mezzi della comunicazione sociale. Nel 1924 fonda le
Pie Discepole del Divino Maestro, le quali hanno un triplice carisma che poi
si riassume in uno solo: adorazione eucaristica, servizio sacerdotale e
sevizio liturgico. Nel 1938, fonda le Suore di Gesù Buon Pastore, dette
anche Pastorelle, che si interessano soprattutto della pastorale
parrocchiale, essendo di sostegno e di aiuto al parroco. Nel 1957 fonda le
Suore Apostoline, l´Istituto di Maria Regina Apostolorum, con il carisma di
interessarsi per tutte le vocazioni e per tutta la Chiesa. Abbiamo quindi la
fondazione di quattro istituti secolari: l´Istituto Gesù Sacerdote,
l´Istituto Maria Santissima Annunziata, l´Istituto San Gabriele Arcangelo e
l´Istituto Santa Famiglia. E infine, l´Associazione dei Cooperatori Paolini
che è un sodalizio di amici che cercano di vivere la nostra spiritualità e
il nostro carisma. Don Giacomo Alberione visse 87 anni e morì a Roma il 26
novembre del 1971 alle 6.25 di sera. Un´ora prima aver ricevuto la visita
personale di Paolo VI, il quale inginocchiatosi al suo letto, pregò e lo
benedisse, e subito dopo questa visita il Fondatore, don Giacomo Alberione,
è salito al cielo.


D. - Un padre molto prolifico... Il suo carisma, il suo messaggio agli
uomini d´oggi?


R. - Il suo carisma si delinea prima di tutto a livello spirituale e poi
apostolico. A livello spirituale, far conoscere e diffondere la devozione a
Gesù Maestro, Via, Verità e Vita. Questo attraverso i mezzi della
comunicazione sociale: lui incominciò con la stampa ma poi, ancora in vita,
ebbe modo di annunciare il Vangelo attraverso tutti i media: quindi cinema,
televisione, dischi, eccetera, opera che ora i Paolini e le Paoline
continuano nel mondo. I 10 rami sono tra loro uniti perché il concetto
principale di don Alberione è quello di dare Cristo, Via, Verità e Vita agli
uomini di oggi con i mezzi di oggi, e tutti collaborano, chi direttamente
con la stampa e gli altri mezzi di comunicazione sociale, come la Società
San Paolo, le Figlie di San Paolo, oppure come le Pie Discepole che,
adorando Cristo nell´Eucaristia, sostengono questi operatori del Vangelo
attraverso i media, oppure, utilizzando l´arte liturgica, che è anch´essa un
modo di annunciare  Cristo.



D. - Paolo VI, lei ha detto, andò a trovarlo poco prima che morisse, quindi
lo ha avuto in grandissima stima ...



R. - Sì. Paolo VI conosceva molto bene don Alberione. Quando era arcivescovo
di Milano ebbe modo anche di conoscere l´opera di noi Paolini e soprattutto
la nostra missione specifica. E quando diede al Fondatore, a don Giacomo
Alberione, la medaglia Pro Pontifice et Ecclesia, ebbe parole veramente
sublimi nei suoi confronti. Mi permetto, così, di ricordarle, perché sono
una fotografia, un´immagine molto concreta di chi era don Giacomo Alberione.
Ecco le parole di Paolo VI: "Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre
vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri che corrono dalla preghiera
all´opera, sempre intento a scrutare i segni dei tempi, cioè le più geniali
forme di arrivare alle anime. Il nostro don Alberione ha dato alla Chiesa
nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore ed ampiezza al
suo apostolato, nuova capacità e nuova conoscenza della vitalità e della
possibilità della sua missione nel mondo moderno, con i mezzi moderni.
Lasci, caro don Alberione, che il Papa goda di codesta lunga, fedele e
indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene
della Chiesa".

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Nuove analisi
«La Sindone
fu creata
da un lampo
di energia»
ROMA - L´inspiegabile della Sindone è la formazione dell´immagine dovuta
allo sprigionarsi di un lampo di energia dal corpo che vi era avvolto.
Questa ipotesi scientifica, che è l´unica a poter spiegare tutte le
caratteristiche dell´immagine sindonica (dalla tridimensionalità all´alta
definizione, all´esistenza dell´immagine dove il corpo non toccava il
lenzuolo), ha ricevuto una nuova conferma dalle analisi del prof. Giulio
Fanti dell´università di Padova che ha riscontrato tracce d´immagine del
volto sul retro del lenzuolo. Ciò confermerebbe l´ipotesi del fisico
americano John Jackson sul fatto che ad un certo momento quel corpo
sprigionò energia mentre diventava «meccanicamente trasparente» e il
lenzuolo si afflosciava attraversando l´area che un istante prima era
occupata dal corpo stesso. Questa ulteriore precisazione è contenuta nel
volume scritto con la sindonologa Emanuela Marinelli: "La Sindone rinnovata,
misteri e certezze" (Progetto editoriale - Vigodarzere), presentato nel
"Centro Russia Ecumenica" di Roma. Altra novità che inficia il responso
medievale del test radiocarbonico è la non rappresentatività del campione
analizzato per la presenza di un rivestimento gommoso, segno di un rammendo
invisibile medievale. Viene criticato il recente restauro con la rimozione
dei rappezzi del ´500 perché non necessario nè urgente.

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RADIO VATICANA
Radiogiornale


IN BOLIVIA SONO AUMENTATE LE VOCAZIONI TRA I FRATI MINORI CONVENTUALI.

NEL PAESE LA COMUNITÀ DI FRATI SI È SEMPRE DISTINTA

PER UN FORTE IMPEGNO CARITATIVO



LA PAZ. = In Bolivia aumentano le vocazioni tra i Frati Minori Conventuali.
Accade nel "quadrilatero" tra Sucre, Cochabamba, Santa Cruz e Ivirgarzama,
una zona abitata soprattutto da indios di etnia Quechua che sta subendo
forti trasformazioni a causa della rapida urbanizzazione. A Sucre, riferisce
la Curia dell´Ordine, la comunità di frati si è sempre distinta per un forte
impegno caritativo: con le adozioni a distanza si aiutano bambini di strada,
i lustrascarpe, i mendicanti. Molte famiglie povere vengono aiutate
specialmente per le spese scolastiche e mediche. Con l'opera "Pane di S.
Antonio" si preparano pacchi di alimentari da distribuire ai più poveri, che
continuano a venire dai frati per trovare un po´ di aiuto nelle loro
necessità. Nella città di Sucre, la Basilica di San Francesco è l´unica
chiesa aperta tutto il giorno in città. La gente vi confluisce numerosa. Tra
le piaghe sociali del Paese, oltre alla povertà, c´è la "disgregazione"
delle famiglie, ma anche le sette che sono molto aggressive nei confronti
della Chiesa cattolica. Fanno proseliti - scrivono i Conventuali -
distribuendo i dollari che vengono dall'America del Nord". Il rapporto con
le Chiese protestanti è invece "sereno ed anche stimolante". (L.Z. - A.L.)


 

 

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