Don’t cry Argentina...

Simonetta Sandri

 

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 Tra il 1850 ed il 1930, l’Argentina ha accolto il 76,8% degli immigrati europei partiti verso l’America Latina. Molti erano gli italiani a bordo dei bastimenti che si riversavano sul Rio della Plata. Pionieri allora, come sopravvivono oggi i nostri connazionali in questa terra attraversata da una delle più gravi crisi economiche degli ultimi tempi ?

 

Breve storia degli italiani d’Argentina

E’ noto, negli ambienti universitari sudamericani, il piccolo aneddoto-barzelletta che circola su un argentino in visita a Roma. Il personaggio, un poco caricaturale, si aggira per le vie della Capitale, ed una volta terminata la sua passeggiata per i Fori Imperiali e le vie del centro, esclama: "ma quanti argentini che ci sono a Roma !".

Evidentemente, fra le conoscenza del suo quartiere di Buenos Aires pochi erano i veri argentini...

 

Negli anni 1886-1889, infatti, l’afflusso italiano in Argentina è enorme e crescente, il maggiore verso il continente americano. In nessun altro luogo del mondo gli italiani hanno tanto contribuito allo sviluppo economico, sociale e culturale di un Paese, come in Argentina.

Tanto dai censimenti nazionali argentini che da quelli municipali di Buenos Aires risulta che, all’epoca, la massa di emigrati italiani si inserisce nell’industria (abbigliamento, mobili e costruzioni) e nei servizi. I nostri connazionali si fanno conoscere per la lavorazione del legno e per l’introduzione, nel Paese, di quella del ferro. Nel 1895, a Buenos Aires, sono italiane 25 delle 29 fabbriche di letti, quasi tutte quelle di orologi per campanili e 2 delle 3 fabbriche di tubi di piombo. Pari importanza hanno i negozi di commercio e artigianato, quando si consideri che, nella Capitale, nel 1895, il 62% degli esercizi sono italiani.

 

Dal 1887 al 1914, gli italiani si distribuiscono in maniera uniforme a Buenos Aires; molti marinai vi approdano. La politica del "gobernar es poblar" porta l’arrivo di stranieri e del loro capitale e mette in moto un vasto processo di mobilità sociale.

Con gli italiani, l’Argentina si sviluppa: il ligure Giuseppe Canale introduce la panificazione meccanica (con l’apertura di un biscottificio, nel 1875); l’industria metallurgica sorge con il comasco Antonio Rezzonico ed il lecchese Pietro Vasena, nel 1890. L’ingegnere Giovanni Carosio fonda la "Compania Argentina de Electricidad", comunemente chiamata Italo. Negli anni venti Carosio promuove la realizzazione del primo cavo transatlantico fra l’Italia e le Americhe, fondando, nel nostro Paese e in America del Sud, l’Italcable.

Ponti e strade in Argentina cominciano a funzionare grazie ai nostri ingegneri: Nicolas Canale introduce il cemento armato nella costruzione degli edifici e progetta la distribuzione d’acqua potabile di Buenos Aires; Juan Pelleschi supervisiona la costruzione delle ferrovie.

Partiti con sogni e pochi mezzi, gli italiani divengono presto l’anima dell’economia, dell’amministrazione e della politica argentina, guadagnandosi il rispetto delle popolazioni locali, grazie al loro ingegno ed alla loro laboriosità, oltre che alla loro vivace cultura.

 

Alcuni dati

Tre sono le fasi dell’immigrazione italiana verso l’Argentina:

1) 1876-1914: 1,8 milioni

2) fra le due guerre: 670 000

3) nel secondo dopoguerra: 500 000

In Argentina vivono oggi circa 596 000 italiani, fra cui 300 000 nella sola Buenos Aires, e che nel 2001 sono stati richiesti 33 134 passaporti. Si calcola che il 40% degli argentini sia di origine italiana.

 

La crisi argentina: colpa della "dollarizzazione" ?

Da meta agognata e sogno di ricchezza, oggi l’Argentina si trova in una situazione capovolta, ove i problemi interni, costituiti dalla riduzione delle entrate fiscali e dalla conseguente difficoltà di azzerare il deficit pubblico, si aggiungono a quelli legati all’enorme debito estero, che ammonta a più di 132 000 milioni di dollari e che costituisce ben il 47% del PIL.

L’inflazione degli anni Ottanta è stata debellata grazie a misure economiche drastiche, la principale delle quali era costituita dalla parità peso-dollaro, imposta dal Ministro dell’Economia Felipe Domingo Cavallo, fra l’altro di origini italiane. L’inflazione ha, però, lasciato il posto alla recessione. La stagnazione economica, che impedisce di risanare i conti statali, colpisce soprattutto la piccola borghesia, della quale anche i nostri italiani fanno ormai parte integrante. I disoccupati sono divenuti tre milioni in più solo nell’ultimo anno.

Ma come si è arrivati a questa terribile situazione ?

Tutto sembra far capo all’anno 1990, quando l’Argentina soffre: l’inflazione è al 2000% all’anno. La fuga dal peso inizia, i risparmiatori cercano di spenderlo rapidamente e l’inflazione si aggrava di giorno in giorno. Le imprese esportatrici ottengono e conservano le monete straniere, dollari in particolare, non convertendole in pesos. L’allora presidente Carlos Menem fa appello ad un brillante economista, il citato Domingo Cavallo, che realizza una "dollarizzazione" parziale del Paese, adottando come modello il "currency board" che, con successo, aveva superato le sue prove a Hong Kong. Viene, dunque, imposta la parità 1 peso = 1 dollaro. L’inflazione viene sradicata, gli investitori rientrano, il governo privatizza. Ma le due condizioni per un buon funzionamento del sistema di cambio fisso (entrata regolare di monete straniere e mancanza di aumento dei tassi bancari) mancano. Nel 1998, non vi è più nulla da privatizzare e le valute straniere cessano di entrare nel Paese. Nel 1999, il Brasile svaluta il real e la situazione si aggrava: i prodotti argentini all’esportazione sono troppo cari e poco competitivi, essendo venduti in dollari.

La Presidenza passa, nel frattempo, a Fernando de la Rua che, per tentare di evitare la rovina economica, limita la convertibilità e blocca i conti bancari, provocando la rivolta popolare. Il decreto che limita alla popolazione i prelievi bancari dai propri conti (non più di 1123 euro al mese) - il cd. "corralito" - si rivela la goccia che fa traboccare il vaso ormai ricolmo dell’esasperazione popolare e che conduce alle dimissioni di de la Rua il 20 dicembre scorso. La conseguenza è la nomina di quattro Presidenti in quindici giorni: Ramón Puerta, Adolfo Rodríguez Saá, Eduardo Camaño e Fernando Duhalde. L’attuale Presidente ha sospeso il rimborso del colossale debito estero argentino e messo fine alla "dollarizzazione", creando due corsi distinti per il peso. A partire dal 7 gennaio, esistono, infatti, due corsi per il peso: quello ufficiale, destinato agli operatori finanziari ed alle importazioni essenziali, fisso e quello "normale", utilizzato dalla popolazione, più elevato, fluttuando in funzione del mercato. Tale doppio tasso ha già condotto ad una svalutazione ufficiale del 29%, che farà esplodere il debito pubblico ma altresì privato, visto che imprese e risparmiatori hanno contratto prestiti in dollari. Per sostenere la popolazione, Duhalde ha, allora, previsto la possibilità di rimborsare in pesos i debiti contratti dai risparmiatori per una somma inferiore a 100 000 dollari e la "pesificazione" delle tariffe e degli affitti, che resteranno congelati per 6 mesi. Malgrado la svalutazione, le banche dovranno, quindi, pagare i lori clienti in dollari, pur incassando i rimborsi dei prestiti in pesos svalutati.

Un programma di austerità si annuncia per il Paese, che dovrà far fronte ad una sempre più difficile situazione, ove una popolazione impoverita manifesta nelle piazze, anche per risvegliare l’attenzione internazionale sulla loro disperazione. L’urgenza è, soprattutto, un vero cambiamento di cultura politica. Un graffito sui muri di Buenos Aires ci annuncia, infatti, che esistono due tipi di uomini politici: gli incapaci ed i capaci di tutto.

 

Felipe Domingo Cavallo

 

Nato a San Francisco, nella Provincia di Córdoba, nel 1946, Cavallo è di origini canavesane. Laureato in Scienze Economiche, dopo aver conseguito il Dottorato in Economia all’Università di Harvard, ricopre diversi incarichi politici, fra cui quelli di Sottosegretario allo Sviluppo della Provincia di Córdoba (1969-1970), Ministro degli Esteri (1989-1991), Ministro dell’Economia (1991-1996 e 2001). In Italia, riceve lauree "Honoris causa" dalle Università di Genova (1994, in Giurisprudenza), Torino (1995, in Economia) e Bologna (2000, in Scienze Politiche).

 

Il debito internazionale dell’Argentina

Il governo argentino ha continuato negli anni a richiedere prestiti al Fondo Monetario Internazionale (FMI), giungendo quindi ad un debito ormai infinito. Al 30% di disoccupazione, ad una condizione di povertà che riguarda il 37% della popolazione, si sono aggiunti, negli anni, i continui programmi di emergenza ("adjuste"): riduzione della spesa pubblica, con ricadute su salari e pensioni, aumento continuo dei tassi di interesse che erodono i risparmi già miseri della popolazione. La ragione principale della crisi è l’insostenibile indebitamento del Paese. Solo in interessi sul debito se ne vanno 11 400 milioni di dollari, che la popolazione non riesce più pagare. L’Argentina ha recentemente ottenuto l’impegno delle istituzioni finanziarie internazionali ad aiutare il Paese ad uscire dalla crisi. I dirigenti della Banca Mondiale (BM), della Banca Interamericana di Sviluppo (BID) e del FMI si sono riuniti il 28 gennaio per discutere sull’Argentina. La BM e la BID hanno deciso di accelerare i versamenti dei loro prestiti già concessi nel settore dell’educazione, della salute e dell’alimentazione (5 miliardi di dollari per il 2001-2003). Il FMI, che ha sospeso i versamenti all’Argentina dopo la crisi di dicembre (14 miliardi di dollari previsti a partire 2000), è nuovamente sollecitato. Resterà da vedere la reazione della popolazione di fronte ad un crescente indebitamento che si rivela ormai insostenibile. Rinviamo, a tale proposito, all’articolo di questo numero di Focus sui Tribunali etici, fra cui quello, appunto, sul debito estero, per la cui creazione si mobilitano sempre più le forze sociali del continente sudamericano.

 

Gli italo-argentini di oggi di fronte alla crisi. Fra i "cacerolazos" ?

Evidentemente, vista l’importanza della comunità italiana in Argentina, l’attenzione verso questo Paese è tanta. Le inquietudini non mancano, l’interesse è sempre presente e la tensione spesso è alta.

Gli emigrati italiani sono talora in estrema difficoltà: molti si ritrovano in condizioni di estrema indigenza, primi fra tutti gli anziani. Gli Ospedali italiani, ad es., sono stati praticamente privatizzati: bisogna, dunque, pagare le prestazioni, che molte persone non possono permettersi. Lo stesso dicasi per le scuole italiane, ove le rette sono troppo onerose per le famiglie medie e che rischiano quindi di vedersi riservate solo ai ricchi e veramente molto ricchi....Centomila piccole industrie sono fallite negli ultimi anni, la maggioranza italiane. Fino a poco tempo fa non vi erano poveri fra gli italiani; oggi non si contano più.

Le manifestazioni di piazza sono cominciate durante lo scorso mese di dicembre, con i "concerti di casseruole" (i " cacerolazos"), ove la società civile è scesa nelle piazze, talora con semplici pentole sui cui suonare per protestare, talora con manifestazioni più violente. I nostri concittadini si trovavano fra i manifestanti e spesso sui nostri schermi televisivi, durante interviste apparse sui canali nazionali, sono apparsi chiedendo aiuto al nostro Paese, che in quel momento difficile era sempre di più anche il loro. Pensano ad una fuga ?

Fuga da Buenos Aires ?

Il Consolato italiano a Buenos Aires si trova attualmente a dover far fronte alle crescenti richieste di italiani che desiderano cambiare vita lasciando l’Argentina verso l’Italia: domande, allora, di cittadinanza italiana, di rinnovo di passaporto e, spesso, di un sussidio per sopravvivere. Le file davanti alla sede di calle Marcelo de Alvear iniziano la notte ed ogni giorno vengono rilasciati in media 80 passaporti. Il Consolato ha istituito un servizio di sussidio straordinario ed ordinario, con priorità riconosciuta ai nati in Italia (così, ad es., vengono dati 2 000 000 di lire all’anno a chi non ha alcun mezzo di sostentamento).

Il più importante imprenditore argentino di origine italiana, Franco Macri, che pur aiuta gli italiani (dirigendo, ad es., l’Ospedale italiano che ha una convenzione con il Consolato per aiutare i più poveri), ha, comunque, annunciato che trasferirà in Brasile la holding Socma, di cui è presidente, a causa delle difficili ed ormai insostenibili condizioni economiche del Paese. Giunto a Buenos Aires dalla Calabria, negli anni Cinquanta, Macri ha costruito un impero finanziario ed industriale nel campo alimentare (Canale), dei servizi pubblici (autostrade, raccolta rifiuti e distribuzione del gas), dei servizi postali (Correo central) e della telefonia (Movicom).

Alessandro Patat, responsabile della direzione didattica del Comitato Dante Alighieri di Buenos Aires, sostiene, al contrario, che, gli italiani non fuggono, anche se risultano i più colpiti dalla crisi argentina, costituendo la classe media del Paese (sono italiani i commercianti o i piccoli capitani d’industria, i più penalizzati dalla situazione economica attuale). La comunità italiana si sente assai sostenuta dal Paese d’origine, grazie non solo alla visita del Presidente Ciampi ma anche agli impegni del Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia. Il Ministro ha annunciato la decisione di una linea di credito di 150 miliardi di lire per la PME argentina, di una di 50 miliardi per gli aiuti sociosanitari per l’acquisto di macchinari e di medicinali negli ospedali e di un sollecito al FMI per la proroga della scadenza dei pagamenti internazionale da parte dell’Argentina a titolo dei presiti ricevuti, richiedendo, fra l’altro, la copertura del costo di tali proroghe da parte dello stesso Fondo.

 

La crisi argentina non pare comunque fermare la diffusione della lingua e della cultura italiane. Nel mese di gennaio, infatti, sono stati costituiti tre nuovi Comitati della Dante Alighieri: a Totoras (Provincia di Santa Fé), a Ushuaia (Patagonia argentina) e a Florencio Varela (Provincia di Buenos Aires). Segno, forse, che i nostri italiani hanno deciso di restare e che gli argentini amano e si sentono legati ai nostri valori ed alla nostra cultura.

 

 

Un avvocato in difesa della lingua italiana

Stranamente coerente, chi difende i diritti dell’imputato, difende i diritti di una lingua. Così, un avvocato Alberto Antulio Bonicatto, scomparso nel 2000, figlio di un costruttore piemontese giunto in Argentina nel 1885, era stato strenuo difensore della diffusione della lingua italiana in questo Paese. Avvocato, giornalista, narratore, autore di libri di diritto, fondatore di testate e librerie, Alberto ha sempre promosso la diffusione e la conoscenza dell’italiano. Segretario comunale, professore presso il Collegio Nazionale ed assessore alla Federazione Economica di Buenos Aires, ha trasmesso la passione per il nostro idioma al figlio Carlo, che, deputato argentino, è l’autore del disegno di legge per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole pubbliche argentine. Non a caso, visto il suo cuore pieno di Italia.

 

 

 

"Me gusta el Tango..."

 

Il binomio Italia-Argentina significa anche svago oltre che economia e politiche migratorie.

Il mondo dei fumetti è sempre divertente e stimola la fantasia di quasi ognuno di noi. Perché no una breve parentesi su questo universo immaginario ? Ecco che allora, riflettendo ad un legame fra l’Argentina ed il fumetto, il primo pensiero va a Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese.

Nato nel 1927 vicino a Rimini, Pratt, con uno dei suoi primi personaggi, "Asso di Picche", sbarca in Argentina, che pubblica le storie di Asso (con l’Editorial Abril). Nel 1950, con il gruppo di collaboratori che ha dato vita a questo primo personaggio, si trasferisce a Buenos Aires. Qui crea, sui testi dell’argentino Oesterheld, Sargento Kirk, Ernie Pike e Ticonderoga. Dopo una parentesi in Gran Bretagna, Pratt torna in Argentina, dando vita ad Ann y Dann (serie ambientata in Africa) e, nel 1961, si trasferisce in Brasile, dove collabora alla creazione della Escuela Panamericana de Arte. Dopo un’altra sosta argentina, il disegnatore torna in Italia a metà degli anni Sessanta, ove inizia a collaborare con il "Corriere dei Piccoli". Nel 1967, esce a Genova "Sgt Kirk", una rivista di fumetti, ove appaiono personaggi come l’eroe conradiano Corto Maltese (che fa qui la sua prima apparizione...), che sarà protagonista di una lunga serie di avventure. Fra queste, ricordiamo "Tango", ove Pratt utilizza la sua conoscenza della storia e della cultura argentina. Qui Corto Maltese, approda nel quartiere sud di Buenos Aires, "La Boca", ove vi è il porto e dove incontra molti personaggi particolari, fra cui molti marinai genovesi (il quartiere è abitato principalmente da italiani). Si aggira fra i caffè notturni, fra mille avventure e tanto tango.

Calos Loiseau, in arte Caloi, è uno dei più noti disegnatori di fumetti dell’Argentina. Creatore di personaggi come Clemente, è legato al Tango, da lui definito come una vera filosofia di vita nel suo Paese, una maniera di essere. I suoi disegni sono apparsi su Linus ed in Italia ha vinto il premio Dattero d’Argento al Salone Internazionale dell’Umorismo di Sanremo, nel 1994. Rivela di avere formato la sua creatività leggendo le storie del nostro grande Hugo Pratt, nella città di Buenos Aires, che ha sempre avuto forti influenze europee, italiane in primo luogo.

Chi non ha scorso le divertenti pagine di Mafalda ? O chi da alunno modello non ha avuto un quaderno od un diario con questa simpatica figura dei fumetti ? Il papà di Mafalda è ancora un argentino dal nome di Joaquín Salvador Lavado, nato a Mendoza il 17 luglio 1932. Nome d’arte Quino. Se dal 1973 il disegnatore non crea più strisce di Mafalda, il personaggio rinasce per certe occasioni particolari (come per la campagna Unicef sui diritti del bambino del 1977) ed è vivo nella memoria di tutti e spesso riappare sui giornali di tutto il mondo. Quino è legato è profondamente all’Italia, dove soggiorna a lungo.

 

Versione ampliata del testo apparso su FOCUS Magazine, n. 54, marzo-aprile 2002, pp.18-20.

 

 

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