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Gli angeli di Kabul |
Simonetta Sandri |
La stampa ci sommerge di informazioni e di immagini sugli orrori dell’Afghanistan. Il cinema ripropone con forza le donne velate, le "teste nere", ed i paesaggi aridi di questo Paese sofferente.
Ma alcuni angeli si aggirano fra le macerie di Kabul, due italiani che costruiscono ospedali e soccorrono la popolazione. La Croce Rossa Internazionale ed EMERGENCY portano a termine con coraggio la loro dura missione quotidiana. Ora ci sembra giusto di parlare un poco di più di loro, in una guerra che ci è entrata in casa senza che ce ne fossimo mai interessati in passato.
Fuga dall’Afghanistan
Dopo i fatti tragici dell’11 Settembre, le organizzazioni umanitarie internazionali sono state invitate a lasciare l’Afghanistan. I bombardamenti americani hanno reso sempre più precarie le condizioni della popolazione locale. I tanto vantati bombardamenti chirurgici non hanno potuto, come già accaduto con la Guerra del Golfo, risparmiare i civili. Depositi di viveri della Nazioni Unite ed edifici della Croce Rossa Internazionale (CRI) non sono stati risparmiati dagli errori. Le immagini non tardano ad arrivare, anche se questa volta, rispetto all’operazione "Desert Storm" contro l’Iraq, si sceglie una strada differente: l’informazione circola diversamente, si vedono meno immagini, i messaggi del terrorista più ricercato al mondo vengono controllati e diffusi con precauzione e con una sorta di censura, per timore che contengano messaggi in codice per la rete di Al Qaida. O forse, per comunicare solo una parte della verità, forse per non far troppo trasparire i passati errori di valutazione della politica americana nelle relazioni internazionali, l’incapacità geostrategica dei loro governanti in Medio-Oriente, la circostanza, ormai a tutti ben nota, che Bin Laden è una creatura statunitense, la prontezza dei russi a ricalpestare il suono afghano per inaugurare oleodotti... "Enduring Freedom", pare, a volte, essere una delle tante puntate delle saghe di film di fantascienza che l’attacco alle Torri Gemelle sembrava continuare. L’11 settembre le immagini erano talmente irreali.... In Afghanistan, la realtà supera l’immaginazione, come direbbe Umberto Eco, e le organizzazioni umanitarie cercano di fare l’impossibile.
Il 19 settembre, tutti i rappresentanti di queste organizzazioni erano scomparse da questa terra di nessuno: la popolazione veniva abbandonata al suo destino, ma molti medici e volontari sarebbero presto rientrati, sfidando la guerra. Quel giorno, anche il nostro Alberto CAIRO, da 11 anni direttore del centro ortopedico della CRI, abbandonava il Paese, per ordine dei Taliban. Ma vi sarebbe presto ritornato. Così come avrebbe fatto il dottor Gino STRADA.
Cartoline dall’inferno
Alberto CAIRO e Gino STRADA sono i due volti più noti in queste regioni dell’impegno italiano nell’assistenza alle vittime di guerra. Ortopedico della CRI, il primo, chirurgo di guerra, il secondo, questi due connazionali lavorano quotidianamente per rimettere in piedi le vittime di tanti anni di lotte interne ed internazionali in quel martoriato Paese che è l’Afghanistan.
Alberto CAIRO è conosciuto in questa parte del mondo come "l’angelo di Kabul", così definito, in passato, dall’Herald Tribune e dal New York Times. Il suo centro ortopedico di Kabul fabbrica assiste le vittime delle mine antipersona e fabbrica protesi per i bisognosi. Allo stesso tempo, assicura un reinserimento delle persone con arti artificiali, che vengono assunte anche per la produzione di protesi. La catena, dunque, si chiude, e permette alle stesse persone colpite dalle mine di reinserirsi in una vita professionale che possa allo stesso tempo dare soccorso ad altri. La motivazione di queste persone è, secondo Cairo, il motore principale della solidarietà. Al programma di riabilitazione, ha aggiunto il microcredito, prima da lui finanziato e poi adottato dalla stessa CRI. Si tratta di piccoli prestiti che vengono concessi ai candidati che presentano un progetto da finanziare (riparazione di biciclette, vendita di libri e quaderni e piccole attività commerciali simili e socialmente utili) e che poco alla volta restituiranno gli importi ricevuti. Finora sono state finanziate circa 820 attività ed il 92% delle persone ha già restituito il 92% dei prestiti, in 15 rate e senza interessi.
La paura resta la mina, indica Cairo nelle interviste, la mina che è "come un serpente in agguato, che può colpire tutti. E tu non puoi fare altro che cercare di limitare i danni". Il 25 novembre scorso, Cairo appare sugli schermi di Rai Uno (il 15 novembre era già intervenuto in un’intervista telefonica), presentando, a chi ancora non la conosce, l’attività ed il ruolo della CRI e dei suoi centri nella chirurgia ricostruttiva. Si presenta sereno e tenace, nella convivenza con la pulizia religiosa dei Taliban che interviene ogni settimana.
Alberto CAIRO
Nato a Ceva, in provincia di Cuneo, 44 anni fa, Cairo è un ex-avvocato, che dopo aver abbandonato codici e leggi, si è dedicato alla sua passione, la fisioterapia e la riabilitazione. Dopo aver ottenuto il diploma all’Ospedale Ottolenghi di Milano, è stato in Africa, per essere poi inviato a Kabul, dove lavora da 11 anni, presso il centro ortopedico della CRI, da cui dipendono altri quattro centri simili nel Paese. Dal 1988, tali centri hanno curato 42 000 persone, occupandosi della creazione di protesi e di stampelle, oltre che di riabilitazione delle vittime delle mine. Alberto ha ricevuto il premio "Balzan 1996 per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli", costituito da un miliardo e 200 milioni, che la CRI ha destinato al potenziamento dei centri ortopedici già realizzati in Afghanistan. La battaglia di Cairo resta quella contro le mine che sono ancora 119 milioni, sparse in 71 Paesi.
"Pappagalli verdi"
Ma cos’è questa piaga delle mine antipersona ? Come la comunità internazionale fa fronte al problema ?
Scoppiano le guerre, milioni di mine vengono disseminate nei territori nemici, alcune lanciate dagli elicotteri sui villaggi. I vecchi afghani le chiamano i "pappagalli verdi", per la loro forma di piccoli uccelli innocui che aprono le alette. Forme che ingannano i bambini, che sembrano giocattoli e che una volta toccati si aprono ed esplodono, dilaniando diverse parti del corpo. Altre mine sono nascoste, spesso interrate, o si trovano nelle bambole che cadono dal cielo.
Una forma crudele di decimare una popolazione, non uccidendola ma rendendola disperata e disabile. Che cosa possono fare dei disabili ? Oltre ad essere improduttivi, sono solo un peso per la società, che è costretta ad occuparsene. E così si mette in crisi una struttura sociale intera. Nulla di più crudele ed inumano, vero paradigma di viltà che predilige i bambini in quanto futuro delle genti.
EMERGENCY, creata dal chirurgo di guerra Gino STRADA, assiste le vittime della mine antipersona dal 1994 ed ha a lungo combattuto per la messa al bando delle mine. In Italia, che in passato era uno dei principali produttori di questi ordigni, l’associazione è riuscita a fare adottare la legge 29-10-1997, n.374, "Norme per la messa al bando delle mine antipersona" (ne vengono, dunque, vietate la produzione e l’uso).
Art.2 della legge 29-10-1997, n.374, "Norme per la messa al bando delle mine antipersona"
"Si definisce mina antipersona ogni dispositivo od ordigno dislocabile sopra, sotto, all’interno o accanto ad una qualsiasi superficie e congegnato o adattabile mediante specifiche predisposizioni in modo tale da esplodere, causare un’esplosione o rilasciare sostanze incapacitanti come conseguenza della presenza, della prossimità o del contatto di una persona".
Nei suoi sette centri e sedici pronto soccorso sparsi in tutto il mondo, STRADA ha operato sotto le bombe, senza anestetici ed alla luce delle candele o delle lampade a gas. Oltre all’intervento, questo chirurgo di coraggio intende sensibilizzare tanto le persone in loco, possibili future vittime delle mine, sui pericoli da esse derivanti, quanto la comunità italiana ed internazionale sugli interventi e le posizioni da adottare. Tutti le chiamano le "armi dei poveri", indica STRADA, perché vengono acquistate con pochi dollari, ma le definirei piuttosto le "armi contro i poveri", perché gli effetti psicologici, le mutilazioni, l’impossibilità di usufruire di un’economia agricola creano situazioni disumane. "E questo perché i signori della guerra hanno trovato che forse è più sicuro fare la guerra non massacrandosi fra loro ma cercando di colpire la popolazione civile. Allora si capisce l’uso di armi di distruzione di massa, indiscriminate e persistenti come le mine antiuomo. Se il nemico da mettere in ginocchio è la popolazione ha più senso usare armi che provochino mutilazioni piuttosto che la morte, perché un morto lo si piange invece un mutilato lo devi mantenere, consuma risorse ed energie... diventa un peso per la famiglia e la comunità locale" (www.ilseme.it/gino_strada.html).
Obbligato a lasciare Kabul nel luglio scorso (dove il suo ospedale era stato fatto chiudere dai Taliban che ritenevano uomini e donne non separati correttamente), il 24 settembre, STRADA è riuscito a rientrare in Afghanistan, per tornare nell’altro "suo" ospedale, quello di Hanaba, nel Panshir, la valle che fu il regno di Ahmed Shah Massud. Da qui continua il suo interminabile lavoro, con tenacia e volontà. Instancabile.
Gino STRADA ed EMERGENCY
Gino STRADA, milanese, laureato in medicina d’urgenza, è specializzato negli Stati Uniti ed in Sudafrica nella tecnica dei trapianti. "Chirurgo di guerra", fonda EMERGENCY nel 1994, per dedicarsi ai diseredati nelle zone di conflitto. Da allora lo ritroviamo sempre dove c’è più bisogno.
EMERGENCY è un’organizzazione umanitaria privata, senza scopo di lucro, che interviene in zone di emergenza in favore delle vittime civili della guerra, oltre che per la promozione della cultura della pace e della solidarietà.
Gli obiettivi sono:
* prestare soccorsi di emergenza ai feriti, organizzando ospedali e centri di riabilitazione
* garantire assistenza sanitaria di base nelle zone di guerra, con particolare attenzione alle vittime delle mine
* addestrare personale locale a far fronte alle necessità urgenti in situazioni di conflitto.
Viene impiegato personale medico specializzato, protocolli terapeutici e metodi di lavoro standardizzati, tecnologie non sofisticate e materiali a basso costo e di facile reperimento in loco. L’assistenza umanitaria gratuita viene prestata a tutte le fazioni in conflitto, senza discriminazione. Si finanzia esclusivamente sui propri sostenitori privati.
EMERGENCY opera nel Kurdistan iracheno dal 1995, in Cambogia dal 1997, in Afghanistan dal 1999, in Sierra Leone dal 2000. E’ altresì intervenuta nel conflitti in Ruanda nel 1994, in Cecenia nel 1995, in Eritrea nel 2000. Quest’ultimo intervento è nato da una richiesta della Cooperazione italiana al fine di attivare ad Asmara un servizio di supporto ai medici locali per l’assistenza alle vittime della guerra Etiopia-Eritrea.
EMERGENCY
Via Bagutta 12 - 20121 Milano - Tel. 0039-02-76 00 11 04 / Fax: 0039-02-76 00 37 19
sito web: www.emergency.it e-mail:emergency@tin.it
CROCE ROSSA INTERNAZIONALE - AFGHAN DESK - Public Information Centre
19, avenue de la Paix - CH 1202 Ginevra Tel.: 0041-22-734 60 01
Da leggere:
GINO STRADA, "PAPPAGALLI VERDI - Cronache di un chirurgo di guerra" - Feltrinelli, 1999
Il libro ci comunica i ricordi più strazianti e le esperienze più significanti di questo chirurgo che ha operato in zone di conflitto armato. Alcune pagine sono difficili da accettare e le crudeltà umane quasi impossibili da immaginare.
GIULIETTO CHIESA - VAURO, "AFGHANISTAN ANNO ZERO", Ed. Guerini & Ass., 2001.
Il libro, ripercorrendo a fondo pagina le vicende politiche del Paese, contiene una serie di episodi significativi della storia afghana e del viaggio intrapreso da Chiesa in questo luogo dimenticato.
Il libro apre con l’editto dei Taliban del novembre 1996 ("polizia religiosa"), che contiene tutti i divieti imposti dal regime (dalle norme generali riguardanti le donne al divieto di taglio della barba per gli uomini o del gioco dell’aquilone per i bambini...); le vignette dell’umorista VAURO e l’introduzione di Gino STRADA completano l’opera, i cui diritti d’autore sono versati ad EMERGENCY.
Da vedere:
KANDAHAR
Film di Mohsen Makhamalbaf - Iran, 2000.
La storia vera di una giornalista afghana esiliata in Canada dall’infanzia, fuggita dal suo Paese per la guerra e la condizione delle donne afghane. Partita per incontrare la sorella rimasta a Kandahar che le ha inviato una lettera ove le comunica la sua intenzione di suicidarsi durante l’ultima eclisse del secolo, la giornalista Niloufar Pazira, attraversa l’Afghanistan martoriato dalla guerra e dalla povertà. Fra le immagini dure, i colori dei bourqa dove le donne sono prigioniere e l’incontro con un medico americano alla ricerca di Dio, la protagonista confida al suo registratore portatile tutte le sensazioni confuse di donna che osserva altre donne sepolte nel buio. A scuola è dura ed incredibile per qualsiasi essere umano la lezione impartita ai bambini: non calpestare né raccogliere le bambole ed i giocattoli che cadono dal cielo, che contengono mine antiuomo.
I campi della Croce Rossa sembrano un’oasi di fortuna dove la popolazione ferita dalle mine accorre alla ricerca di un sostegno. Mentre le protesi cadono dal cielo con bianchi paracadute.
Da ricordare, per capire:
Alcune tappe della storia afghana
1933-1973: il Paese è governato dal re Zahir Shah, ed a partire dagli anni ‘50 diventa un protettorato di fatto dell’URSS. Kabul cerca l’appoggio sovietico in chiave antistatunitense. Mosca considera il territorio strategicamente importante, per aprirsi una via verso il Mare Arabico, ossia verso il petrolio.
1973-1978: il re Shah è detronizzato. L’Afghanistan è proclamato Repubblica Democratica. Sale al potere Mohammad Taraki. Le riforme volte alla laicizzazione ed alla sovietizzazione lasciano il malcontento fra la popolazione. La resistenza islamica armata comincia ad organizzarsi.
1979: scontri fra le truppe di Taraki e quelle della resistenza islamica. La guerriglia islamica è appoggiata da Iran, Pakistan e Cina. In dicembre, truppe dell’Armata Rossa invadono il Paese. La paura dell’estensione delle ribellione islamica alle vicine repubbliche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan spingono i sovietici all’invasione.
1980: gli USA offrono al Pakistan un piano di aiuti economici e militari per arrestare l’avanzata sovietica in Afghanistan.
1982: le forze della guerriglia antigovernativa attaccano Kabul.
1984: Ronald Reagan annuncia che gli USA forniranno missili Stinger ai ribelli. Gli USA appoggiano con forza (470 milioni di dollari nel 1986) i gruppi islamici antigovernativi (il governo insediato è filosovietico...).
1988: si firmano, a Ginevra, gli accordi per il ritiro sovietico, che terminerà nell’aprile del 1989. I mujaheddin, guerriglieri musulmani, si trasformano progressivamente in un esercito regolare.
1992: Kabul è presa dai mujaheddin. Si costituisce un governo di coalizione sotto la guida di Burhanuddin Rabbani, composto da rappresentanti di 7 partiti della guerriglia. Ahmad Shah Massud è Ministro della Difesa.
1994: Il generale uzbeko Abdur Rashid Dastum attacca Kabul per rovesciare il governo di Rabbani e Massud.
L’ONU cerca di mediare fra le fazioni mujaheddin. I Taliban ("studenti di teologia coranica") compaiono per la prima volta sulla scena come gruppo armato che dichiara di proteggere la libertà di transito e di traffico sul territorio afghano. I Taliban prendono Kandahar ed alcune province del sud.
1997: dopo due anni di guerriglia, i Taliban conquistano il Paese, entrando a Mazar-i-Sharif ed imponendo la Sharia (legge religiosa islamica). Mohammad Omar è dichiarato condottiero dei Taliban. L’opposizione anti-taliban dà vita all’Alleanza del Nord, sotto il comando del generale Massud. La guerra fra le fazioni continua.
1999: Gli USA diffidano il Pakistan dal sostenere i Taliban ed impongono sanzioni economiche ai Taliban. Offensiva contro le truppe di Massud, che si ritira.
2001: uccisione di Massud il 10 settembre ed attentati dell’11 alle Torri Gemelle. Inizio dell’escalation militare.
Articolo apparso su FOCUS Magazine, n.53, gennaio-febbraio 2002, pp.18-20.