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Qualche riflessione sull’italianità... |
Simonetta Sandri |
Quando il caro Frate Rovilio, che mi sembra di conoscere da tutta la vita, mi ha chiesto qualche riga sulla mia italianità e sul sentimento di appartenenza all’Italia, ho dovuto riflettere qualche minuto. Il mio essere italiana nel mondo mi è sempre sembrato scontato, ho sempre portato con me il mio Paese senza troppo rendermene conto. Comincio, dunque, a riflettere qualche minuto in più, minuti che diventano ore e giorni.
Ho abitato in Belgio, e da quasi tre anni vivo stabilmente a Parigi. Prima mi dividevo fra la mia città, Ferrara, e la capitale francese, senza troppo riuscire a decidermi a partire. La difficoltà principale era la separazione dal mio Paese e, soprattutto, dalla mia piccola famiglia. Una volta deciso di partire, per effettuare alcuni studi universitari a Parigi, non riflettevo più troppo. Trovavo lavoro e restavo. Poco alla volta sono rientrata nell’ambiente italiano, lavorando con il Patronato ACLI di Parigi e scrivendo su un giornale destinato agli italiani in Francia. La mia italianità me la portavo dentro. La mia lingua piaceva. Mi riempiva di gioia parlare della mia cultura, dei nostri artisti e delle nostre città. Una società francese, Medic’Air International, mi ha dato un lavoro con responsabilità crescenti, concedendomi una notevole fiducia. A Medic’Air tutti cominciano a parlare qualche parola di italiano. Ogni giorno ci si saluta con "arrivederci" o "a domani mattina". Talora, in momenti particolarmente agitati (ci occupiamo di rimpatri sanitari aerei nel mondo, e dunque l’urgenza è la parola d’ordine...) spicca un timido "cos’è questo casino...!". La mia italianità è apprezzata dai miei colleghi, quando dicono di amare la mia allegria, la mia fantasia ed il sorriso. L’italianità è tutto questo, oltre al colore ed al brio, alla gioia di vivere. Mi sento italiana non solo quando noto i testi dei nostri autori nelle enormi librerie parigine, ma anche quando vedo un ristorante di successo (e a Parigi sono tanti...).
Quest’anno, al Salone del Libro di Parigi del mese di marzo, l’Italia è l’ospite d’onore e tutti i nostri più grandi scrittori saranno presenti.
Mi sento italiana anche nelle critiche alla nostra politica o ai nostri governi, attuale o passati, indipendentemente dalle mie idee politiche. I politici degli altri Paesi non sono poi tanto migliori dei nostri...
Mi sento italiana quando vedo Leonardo da Vinci al Museo del Louvre o quando mi parlano di Giotto, Michelangelo o Raffaello.
Mi sento italiana quando vedo le pubblicità che coniugano l’arte con l’Italia, come mi è accaduto quando ad una mostra a Rue de Rivoli, mi sono resa conto che tutte le pubblicità che rappresentavano in qualche modo l’arte la coniugavano con il Bel Paese.
Mi sento italiana quando vedo la moda o quando mi dicono che il nostro stile è inconfondibile.
Italianità è Roma, madre di tutte le civiltà. Italianità è una lingua che canta, un latino adattato.
Italianità è storia, arte, diritto e religione.
Italianità è anche cucina, caffé e Martini.
Italianità è dunque per me essere fiera delle mie origini, scoprire che i miei connazionali hanno partecipato allo sviluppo economico ed alla vita politica di molti Paesi del mondo, come l’Argentina, il Brasile o gli Stati Uniti. Certo la mia italianità si esprime ferocemente anche quando mi accorgo che nel mio Paese molte cose non funzionano.
Ad ogni modo, il mio essere italiana si esprime comunicando e facendo amare tutto del mio Paese.
Non ho mai veramente pensato ad una definizione di italianità. Forse potrei ipotizzare una serie di sostantivi, intimamente legati ad essa e certamente non esaustiva: colore e luce, sapore, allegria, cultura, arte, storia, musica, fantasia e creatività, odore, armonia, simpatia, amore per la vita, pathos, gelosia, tenerezza, famiglia, amicizia, pazzia, caos, eleganza, "savoir vivre"e "savoir faire".
E, talora, anche sopravvivenza.