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Gli italiani nel mondo politico statunitense |
Simonetta Sandri |
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FIORELLO, RUDY & Co. .........
ovvero gli italiani nel mondo politico statunitense.
Gli Italo-americani del panorama politico statunitense rappresentano ancora una volta la forza di volontà e la tenacia dei nostri concittadini nell’intraprendere le avventure più disparate nonché il coraggio e la voglia di successo di una parte di popolazione desiderosa di imporsi. Gli Stati Uniti, come molti altri Paesi del "Nuovo Continente", sembrano oggi aver accolto nelle loro istituzioni più importanti, pur dopo iniziali difficoltà di accettazione, persone nate nati in Italia o di origine italiana che con sacrificio ed ambizione si trovano ora ai vertici di importanti pubbliche amministrazioni.
Da Giovanni da Verrazzano a Rudolph Giuliani cercherò di guidare il lettore alla scoperta degli italiani che hanno mosso e muovono abilmente alcune pedine della politica americana. Con un poco di orgoglio nazionale.....
Il "Commonwealth in sonno"..........
In un’interessante articolo sulla rivista Limes del marzo 1998, Andrea Bianchi scrive che "nella lista sempre lunga delle opportunità mancate o trascurate, il nostro paese può tranquillamente collocare gli italiani all’estero, ... milioni di oriundi che il sistema-Italia non riesce ad attivare come fattore di potenza nel mondo. Si può parlare quasi in un "Commonwealth in sonno", che servirebbe alla geopolitica italiana se una geopolitica italiana esistesse". Personalmente, non posso che trovarmi d’accordo con queste asserzioni, soprattutto ove, viaggiando ed osservando gli italiani nei paesi più lontani, mi rendo conto che i nostri concittadini, che per primi restano legati alle loro tradizioni familiari mantenendo un forte legame con il nostro Paese, potrebbero essere i migliori ambasciatori dell’Italia all’estero. Non mi sembra che il Governo italiano sfrutti per nulla tale risorsa, dimenticandosi al contrario di coloro che sono partiti. L’associazionismo italiano, tanto presente, ad esempio, in America del nord e del sud, non viene per nulla sostenuto e soprattutto sfruttato. Italiani desiderosi di trasmettere la nostra cultura ed i nostri valori, nonché di dare un’immagine positiva del nostro Paese, si ritrovano troppo spesso abbandonati: è allora che ritrovo, ad esempio, gruppi di professori italiani che nei centri di cultura italiana all’estero insegnano gratuitamente l’Italiano senza alcun, o con un minimo, sostegno finanziario da parte dello Stato italiano. Nulla a che vedere con ciò che la Francia o l’Inghilterra fanno attraverso l’Alliance Française od il British Council. Non solo manca una vera e propria politica culturale italiana, ma gli italiani all’estero sembrano, a mio avviso, spesso e troppo dimenticati. Mi pare dunque assai significativa l’asserzione di Kenneth Ciongoli, presidente della National Italian American Foundation (NIAF): "sono il presidente di un’associazione che esiste da 20 anni e che rappresenta migliaia di Italo-americani..". Eppure non sono mai stato contattato su base sistematica dalle agenzie culturali del Governo italiano". Eppure proprio il sostegno della NIAF ha permesso ad alcuni personaggi di rilievo della politica statunitense, quale Rudolph Giuliani, di ottenere borse di studio per frequentare corsi universitari che altrimenti il futuro sindaco di New York non avrebbe potuto seguire all’epoca. Un po' in polemica, dunque, con questo atteggiamento del governo italiano, cercherò, senza pretese di completezza, di presentare alcuni di quegli Italiani che hanno contribuito al benessere delle città americane. Soffermandomi su New York.
New York e le sue origini
Nel 1524, un navigatore italiano approdava in America, sulle coste del nord Atlantico: Giovanni da Verrazzano, originario della Val di Greve, vicino Firenze, scopriva la baia di New York. Un suo monumento verrà costruito, nel 1909 in un parco di Manhattan e, il 21 novembre 1964, un nuovo ponte che unisce Staten Island e Brooklyn sarà battezzato Verrazzano-Narrows Bridge in suo onore. La baia avrebbe, tuttavia, preso il nome da Henry Hudson, un inglese al servizio dell’Olanda, che nel 1609 avrebbe risalito il fiume, favorendo l’insediamento della prima colonia, Fort Nassau, nel punto più a nord. Da Verrazzano non avrebbe potuto essere il "padre" della città, dal momento che il navigatore era convinto di aver trovato il "passaggio a Nord Ovest" verso il Pacifico; un po' come Colombo che lasciò ad Amerigo Vespucci l’onore di battezzare l’America. I primi abitanti di Fort Nassau, a partire dal 1624, furono gli olandesi che, spingendosi verso nord, su Manhattan, fondarono New Amsterdam. Passata al dominio inglese nel 1664, la città divenne New York, dal nome del fratello di Carlo II d’Inghilterra, James, duca di York, al quale il re aveva concesso le terre intorno al fiume Hudson. Con la dichiarazione d’Indipendenza delle colonie dall’Inghilterra nel 1776, il generale George Washington affrontò gli inglesi per divenire il primo Presidente degli Stati Uniti il 23 aprile 1789, facendo della città la capitale dello Stato di New York e la sede del governo nazionale. Un Italiano già spuntava sulla scena politica del nuovo Stato: William Paca, che firmò la dichiarazione del 1776 e che fu, nel 1782, il primo Italo-americano ad essere eletto governatore di uno Stato, in tal caso del Maryland. Al termine della guerra di secessione (1861-1865), New York diveniva il centro finanziario del nord degli Stati Uniti ed il punto di approdo di molti europei, fra i quali numerosi italiani che giunsero con le loro famiglie e le loro tradizioni. Tanto gli italiani quanto gli immigrati di varie nazioni formarono vere e proprie comunità etniche, spesso isolate e rivolte unicamente alle loro necessità ed ambizioni, talora fonte di importanti conflitti sociali e di rivalità. E’ (perche’ ripassi al presente?) il periodo del "luogotenente" Giuseppe Petrosino, immigrato da Salerno, ove era nato nel 1860, il primo detective Italo-americano del Dipartimento di Polizia di New York, che nel 1905, insieme all’ "Italian branch" - un corpo d’élite di poliziotti Italo-americani - arresta migliaia di membri dell’organizzazione malavitosa "Black Hand" che estorce danaro agli immigrati italiani. Il Satellite Park di Brooklyn si chiama oggi anche Lieutenant Joseph Petrosino Park.
Nel 1887 Francis B. Spinola, un democratico, è il primo deputato Italo-americano dello Stato di New York ed il primo deputato Italo-americano degli Stati Uniti.
Giungono poi gli anni Venti, gli anni ruggenti, i "roaring twenties" del proibizionismo, della corruzione e dei gangsters; la Borsa di New York crolla nel 1929 e l’uscita dalla crisi comincia ad intravedersi con il sindaco della città, Fiorello La Guardia, eletto nel 1933.
Fiorello La Guardia o "Little Flower"
Nel novembre 1933, dunque, i cittadini di New York eleggono il loro sindaco, repubblicano energico e sicuro di sé, che resterà (sarebbe restato, se usi il passato) in carica per 12 anni: Fiorello La Guardia, che oggi dà il nome ad uno degli aeroporti della città, ove è nato nel 1882, e che viene ricordato come il sindaco più amato dai newyorchesi (maiuscolo). Fiorello lavora dai diciassette ai ventitre 23 anni presso i consolati degli Stati Uniti a Budapest, Trieste e Fiume e poi come interprete, durante gli studi, alla facoltà di Legge di New York. Viene eletto, nel 1916, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti per lo Stato di New York e sindaco della sua capitale nel 1933. Il padre di Fiorello, Achille Luigi Carlo La Guardia, era nato in Puglia, a Cerignola, nel 1849, ed era emigrato negli Stati Uniti nel 1880, dopo essersi sposato con una triestina, Irene Luzzato Cohen. Indipendente ed intraprendente, Achille Luigi avrebbe trasmesso queste qualità al figlio Fiorello, "Little Flower". Questo soprannome, che inizialmente fu coniato dal presidente Roosevelt, esponente democratico, per denigrare Fiorello, basso di statura ed assai rotondo, perse quasi immediatamente il suo carattere di ironia sprezzante per divenire affettuoso e grazioso, nella mente dei cittadini che lo stimavano per il suo impegno nella ricostruzione e nella trasformazione della città. La Guardia fece, infatti, costruire due aeroporti nella città che ne era del tutto priva, la dotò di tunnel e ponti, di nuovi quartieri di case popolari, di servizi sociali, parchi e centri per l’infanzia. Aviatore durante la I guerra mondiale, chiese di essere inviato a combattere sul fronte italiano a Foggia. Ebbe un ruolo politico importante nel 1946, quando fu nominato direttore generale dell’UNRRA, l’organismo istituito per aiutare le popolazione delle nazioni devastate dalla II guerra mondiale. Il ruolo di Fiorello fu fondamentale per la costruzione della Casa del Sollievo della Sofferenza voluto da Padre Pio a S.Giovanni Rotondo e "Little Flower" fu talmente amato che alla sua morte, nel 1947, l’America si fermò in segno di lutto ed i lavori delle Nazioni Unite furono sospesi.
Governatori e politici Italo-americani
Nel 1948 l’Italo-americano Peter Rodino viene eletto al Congresso degli Stati Uniti, ove resta per ben quarant’anni, fino alla presidenza dello storico "House Judiciary Committee" che votò l’impeachement del Presidente Nixon.
Nel 1950, quattro Italo-americani sono in lizza per il posto di sindaco di New York: Vincent Impelliteri, Ferdinand Pecora, Edward Corsi, and Vito Marcantonio, con vittoria del primo.
Nel 1950, John Orlando Pastore é il primo Italo-americano ad essere eletto al Senato degli Stati Uniti, ove sarebbe fino al 1976. Nel 1952, John J. Muccio, nato in Italia e giunto a 5 mesi negli Stati Uniti, é nominato Ambasciatore Straordinario in Corea. Nel 1956, Alberto D. Rossellini viene eletto governatore di Washington e nel 1958 Michael V. Di Salle é governatore dell’Ohio. Nello stesso anno, il primo governatore repubblicano di origini italiane fu Christopher Del Sesto, che fu eletto governatore di Rhode Island. Ella Tambussi Grasso viene poi eletta, nel 1974, governatore del Connecticut e, nel 1975, Frank L. Rizzo, del partito democratico, é eletto sindaco di Philadelphia.
Mario Cuomo, da molti definito come un eroe nazionale, viene eletto 52° governatore dello Stato di New York nel 1982. Nato da Andrea ed Immacolata Cuomo il 15 giugno 1932, Mario conclude i suoi studi di Legge all’Università St. John di New York nel 1956 e nello stesso anno diviene assistente legale del giudice Burke presso la Corte d’Appello dello Stato di New York. Lavora poi come avvocato nello Studio Corner-Weisbord-Charles, insegna diritto alla St. John Law School per oltre dieci anni, viene nominato dal governatore Carey suo segretario di Stato nel 1975, per essere infine eletto lui stesso governatore dello Stato di New York nel 1982. Mario Cuomo viene particolamente apprezzato dai suoi concittadini, al punto da essere rieletto governatore per ben due volte, nel 1986 e nel 1990. Durante il suo mandato di dodici anni, questo governatore di ferro ha realizzato importanti investimenti per la costruzione di nuove scuole, ospedali, strade e ponti a New York e creato più di 500 000 nuovi posti di lavoro. La città ha, inoltre, conosciuto, durante il periodo Cuomo, la più grande riduzione del carico fiscale della sua storia, nonché un crescente miglioramento della sicurezza pubblica, ottenuta attraverso la costruzione di prigioni ed una lotta efficace al crimine.
Accanto ai politici Italo-americani di sesso maschile, una giovane insegnante ed avvocato di origine italiana, emergeva negli anni ‘80. Geraldine Anne Ferraro, nel 1984, fu la prima donna presentata ufficialmente da un partito politico - in tal caso, i democratici - come candidata alla vice-presidenza degli Stati Uniti, con il vice-presidente dell’epoca, Walter Mondale, a sua volta candidato alla presidenza.
Nelle istituzioni giudiziarie, Antonin Scalia, è giudice associato della Corte Suprema dal 1986. Figlio di padre siciliano e di madre italo-americana, Scalia si laurea alla Georgetown University di Washington nel 1957 e frequenta in seguito la prestigiosa Harvard Law School. Lavora quindi in uno Studio legale di Cleveland dal 1961 al 1967, insegna diritto alla facoltà di Legge della Virginia dal 1967 al 1974 ed è assistente del procuratore generale al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti dal 1974 al 1977. Insegna infine diritto all’università di Chigaco dal 1977 fino alla nomina, da parte del presidente Ronald Reagan, presso la Corte d’Appello, distretto di Columbia, cui segue l’incarico alla Corte Suprema.
Rudolph Giuliani: Rudy.
Il 3 novembre 1993, Rudolph William Giuliani, repubblicano, che sempre assumerà come suo modello Fiorello La Guardia, viene eletto 107° sindaco di New York. Figlio di Harold Giuliani ed Helen D’Avanzo, Giuliani nasce il 28 maggio 1944 a Brooklyn, terza generazione di Italo-americani: il nonno paterno, Rodolfo Giuliani era emigrato da Montecatini nel 1880 e si era sposato subito con Evangelina, mentre la nonna materna, Adelina Stanchi era arrivata da Napoli con la sua famiglia nel 1884. Nel 1903, Adelina aveva sposato Luigi D’Avanzo, emigrato da Avellino; avrebbe dato alla luce 7 figli, fra i quali Helen, la futura madre di Rudolph.
Rudy, come verrà in seguito chiamato dai suoi sostenitori, amante dell’Opera e della disciplina, si diploma al Bishop Loughlin di Brooklyn nel 1961, frequenta il Manhattan College del Bronx nel 1965 e si laurea in legge all’Università di New York nel 1968. Nello stesso anno, si sposa con Regina Peruggi, ma il loro matrimonio, che mai funzionerà, terminerà nel 1980, annullato dalla Sacra Rota perché i due coniugi erano cugini di secondo grado. Nel 1970 entra nell’ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan, ove a soli 29 anni viene nominato capo del settore narcotici. Nel 1975 si trova a Washington come assistente del vice-ministro della Giustizia e capo del suo staff per prendersi una pausa di vita privata dal 1977 al 1981, durante i quali lavora come avvocato presso il noto Studio legale Patterson-Belknap-Webb-Tyler di New York. Il 1980 è l’anno della "conversione" di Giuliani che da Democratico diviene Repubblicano e dell’incontro con un altro Italo-americano della scena politica newyorchese, Alfonse, Al, D’Amato, eletto senatore in quell’anno e futuro amico e sostenitore di Rudy. Nel frattempo conosce Donna Hanover, nota "anchorwoman" televisiva, che diverrà sua moglie; nel 1981 è assistente del Ministro della Giustizia e nel 1983 viene nominato dal presidente Ronald Reagan, Procuratore Federale del South District di New York. A partire da questo momento Giuliani è il "Procuratore di ferro", per il suo impegno nella lotta alla droga, al crimine organizzato ed alla corruzione dei burocrati. La lotta alla mafia newyorchese diviene una delle priorità di Giuliani e la conoscenza della struttura mafiosa gli deriva, secondo quando indicato dallo stesso in diverse interviste, dalla lettura del libro del boss Joe Bonanno, "Un uomo d’onore". Bonanno descrive l’intera struttura mafiosa, la "commission", e Giuliani decide di utilizzare a pieno, nella lotta alla mafia, il "RICO" (Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act" del 1970): a chi lo ha letto, viene subito alla memoria il libro di Giovanni Falcone "Cose di Cosa Nostra", ove la piramide mafiosa è descritta altrettanto precisamente, sulla base delle rivelazioni di Tommaso Buscetta allo stesso Falcone, per il quale il boss aveva fiducia e stima. Rudy, che si era immerso totalmente e personalmente nella cultura mafiosa, lavora quindi con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, al fine di combattere contro le 5 famiglie mafiose che predominano nel panorama del crimine organizzato newyorckese ed alle quali porterà attacchi massicci, arrivando all’arresto di numerosi boss. Collabora anche con William Freek, allora giovane assistente ed oggi direttore dell’FBI. Nel 1989 si candida come sindaco di New York ma viene sconfitto dal democratico David Dinkins. Nel 1993 si ricandida e questa volta è eletto sindaco ed entra a City Hill a testa alta e con molte idee. Per garantire la sicurezza di New York, Rudy è inflessibile nella lotta alla criminalità e nella pulizia delle strade da mendicanti e gangs, da lavavetri, da senzatetto e da venditori ambulanti di hot-dogs, all’insegna della sua teoria della "tolleranza zero" e delle "finestre rotte" (ossia nel rifiuto di ogni minima infrazione per evitare reati più gravi: una sola finestra rotta trascurata in un edificio è sufficiente perché ve ne siano immediatamente altre). Vengono impiegate le tecnologie più avanzate per rilevare statisticamente il crimine nelle varie zone della città, al fine di distribuire le forze pubbliche ove necessario (la cd. strategia "Compstat"). Sotto la guida di Giuliani, la "Grande Mela" si ritrova con una riduzione della criminalità del 38% (e del 48% degli omicidi), situazione che non si verificava ormai da 28 anni. Rudy ha altresì cercato di creare un clima più favorevole all’economia attraverso la riduzione del carico fiscale, la promozione della crescita dell’occupazione e la riduzione delle tasse di soggiorno negli alberghi della città, al fine di favorire lo sviluppo del turismo. Nel 2000 Giuliani si candida al Senato, in lizza con Hillary Clinton, abbandonando la corsa nel mese di maggio per motivi di salute. Rick Lazio, deputato conservatore di Long Island, altro Italo-americano, figlio di emigrati siciliani, scenderà allora in campo contro Hillary che, come ben noto, verrà eletta senatrice. Durante la sua amministrazione, Giuliani ha sostenuto assai attivamente iniziative "pro-italianità": nel 1998, ha accettato dal sindaco di Roma, Francesco Rutelli, una copia della statua capitolina dell’imperatore Marco Aurelio, che è stata collocata in Central Park, ove si trovano pure i monumenti a Cristoforo Colombo, Dante e Verdi; nel 1999, ha proclamato la settimana dal 31 maggio al 6 giugno la "settimana della festa della Repubblica italiana" ("Italyanissima"), per celebrare il 53° anniversario della Repubblica italiana; nel 1999, ha partecipato alle celebrazioni del mese della cultura italiana a New York, indicando, in apertura della manifestazione, che "stasera celebriamo il contributo degli Italo-americani alla comunità di New York". Giuliani ha altresì spesso partecipato ad altre manifestazioni celebrative degli immigrati Italo-americani, quali l’annuale "Columbus day parade" in onore di Cristoforo Colombo, o altri incontri a Little Italy.
Da leggere:
Rudy !
Wayne BARRETT, Adam FIFIELD, New York, Basic Books, 2000, 498 p., 26 USD
Il libro è la più completa biografia di Giuliani sul mercato, con interessanti aneddoti della vita privata e pubblica di Rudy ed alcune foto d’archivio. Per chi vuole immergersi in una lettura completa ed appassionante - per quanto non sempre semplice - soprattutto nelle descrizioni della tenacità di Giuliani nella lotta alla mafia, tenacità che tanto ricorda quella di Giovanni Falcone.
"Sayings of Generalissimo Giuliani" ("Massime del Generalissimo Giuliani")
Kevin McAULIFFE, New York, John Weber of Welcome Rain Publishers, , 2000, 428 p., 12,00 USD
K. McAuliffe, portavoce di Giuliani nel 1994 e licenziato in tronco pochi mesi dopo lo sbarco a City Hill, raccoglie in questo libro dalla copertina rossa che ricorda graficamente l’opera maoista, alcune delle più note espressioni e pubbliche dichiarazioni del sindaco, tutte documentate. Alcune di queste..................
"Sognate con me una città che può essere migliore di quanto non lo sia ora ", 1° discorso inaugurale, 3-01-1994 (p.3).
A proposito della lotta alla mafia: "il nostro fine è di spazzare via le 5 famiglie" (Time, 10-02-1986); "il "Padrino" è il mio film preferito. ...Probabilmente mi ha molto aiutato nella formulazione della strategia necessaria a smantellare le 5 famiglie di New York" (New York Times, 1-01-1998) (p.5).
Su New York e la necessità di cambiamento: "questo stato in cui si trova la città deve finire, perché se non finisce, finirà la nostra città come l’abbiamo conosciuta" (New York Times, 10-02-1994) (p.31).
A proposito della Polizia: "non intercedo con il Dipartimento di Polizia. Il Dipartimento di Polizia mi riferisce" (New York Times, 9-03-1996) (p.56).
"Ho una visione semplice del futuro - cercare di lavorare il meglio possibile. Non credo che in un posto come quello di sindaco si debba perdere tempo a pensare al futuro o si commette un grande errore" (New York Times, 24-101-1994) (p.376).
Il sito del sindaco di New York: www.ci.nyc.ny.us
E ancora italiani di successo nel mondo degli affari e non...........
Richard Grasso, nipote di emigranti italiani, è il presidente della Borsa di New York.
James Gobbo, nato a Melbourne in Australia nel 1931, da genitori veneti, è governatore generale dello Stato di Victoria.
Teodorico Vittorioso, originario di un paese vicino a L’Aquila, da cui arriva nel 1954 negli Stati Uniti, è oggi titolare della Star Container Corp., azienda che produce imballaggi, con un volume d’affari di 70 miliardi di lire.
Franco Macri, di origine calabrese, è proprietario della Socma e uno degli uomini più potenti d’Argentina.
Lucio Noto, l’ex-presidente della Mobil e numero due della Exxon, sembra lasciare il petrolio per la diplomazia: nel febbraio 2001, circolano voci di una sua possibile partenza verso Roma come nuovo ambasciatore americano.
I 30 membri di origine italiana del Congresso degli Stati Uniti, l’ex-sindaco di Sidney Franck Sartor, di origine veneta, l’ex-vicepremier belga Elio Di Rupo, d’origine abruzzese, Sonia Maini, di Asiago, erede della dinastia Gandhi , che guida il Partito del Congresso in India, vedova di Rajiv Gandhi e suocera di Indira..........
E, in omaggio alla mia regione, fra gli emiliano-romagnoli.......
Anacleto Angelini, l’uomo più ricco del Cile, nato a Ferrara nel 1914 e arrivato in Cile nel 1948, ha interessi in 57 società ed è a capo di un impero, soprattutto nel settore petrolifero, valutato oltre 15 mila miliardi di lire.
Luigi Papaiz, partito da Bologna nel 1952 per il Brasile, vi installò la prima società della serratura del Sud America.
Il modenese Guido Jacobacci ha costruito le Ferrovie Patagoniche. Il suo nome è rimasto nella toponomastica argentina: dal 1925 una cittadina della provincia di Rio Negro si chiama Ingeniero Jacobacci.
Agostino Codazzi, di Lugo, nell' ottocento tracciò i confini della Colombia.
Ermanno Stradelli, esploratore e archeologo piacentino andò alla ricerca delle fonti dell'Orinoco e fu autore del primo vocabolario in lingua india.
Emilio Rosetti, originario di Forlimpopoli, è stato il padre dell' ingegneria argentina e autore di un grandioso progetto di ferrovia attraverso le Ande.
Antonio Landi, architetto bolognese, progettò chiese, fattorie, zuccherifici a Belem, in Amazzonia.
Secondo dati del NIAF, gli Italo-americani negli USA costituiscono circa il 15% della popolazione ed i grandi numeri si ritrovamo nei seguenti Stati:
California
1 500 000
Connecticut 650 000
Florida 800 000
Illinois
730 000
Massachusetts 845 000
New Jersey 1 500 000
New York 2 900 000
Ohio
640 000
Pennsylvania 1 400 000
Fonte: Focus Magazine, www.aclifrance.com/focus