"Italiano uno dei Viceré del Perù" Simonetta Sandri
 

Home | E-mail

 

 

Continua il nostro viaggio in America del Sud, alla ricerca delle radici italiane nei Paesi di questo entusiasmante, allegro e colorato continente.........

 

Ancora una volta la Spagna......

Come abbiamo visto negli articoli dei numeri precedenti di Focus, dedicati all’emigrazione italiana nel mondo, il comune denominatore tra navigatori italiani, viaggi verso il Nuovo Mondo e scoperte è quasi sempre la Spagna. Il caso del Perù non fa eccezione.

Importante fu il ruolo dei genovesi, in particolare, che nel secolo XVI erano gli italiani più rappresentati in Spagna. Si trattava di un’emigrazione indiretta verso tale Paese: grazie all’alleanza con la Repubblica di Genova, molti commercianti di tale città si erano trasferiti in Spagna per essere poi inviati verso il Sud America. Il più noto "conquistador" italiano dell’epoca è il nobile genovese Gian Battista Pastene, ammiraglio dell’Armata spagnola nei mari del Sud.

Con la creazione del Vice-Regno del Perù, nel 1542, la Corona spagnola continuava ad estendere il proprio potere politico e molti immigrati europei arrivarono nelle nuove terre. Fra questi, numerosi marinai e commercianti italiani, ma anche chierici e rappresentanti della Corona stessa. Il caso più eclatante fu quello del Viceré Nicola Caracciolo, nobile napoletano che fece parte della Corona di Spagna e che arrivò in Perù con servitori ed artigiani italiani, per regnarvi dal 1716 al 1719. Artisti e pittori italiani fondarono nel Paese note scuola di pittura, recando con sé l’arte del Rinascimento ed influenzando in maniera decisiva la scuola di pittura coloniale peruviana. Il sacerdote Bernardo Bitti, giunto nel 1548, o Matteo Perez d’Alessio, arrivato nel 1580, della scuola romana di pittura, sono fra i gli artisti più importanti dell’epoca.

Dalla seconda metà del secolo XVIII, con l’arrivo dei Borboni, la presenza italiana aumenta. Questa presenza fu commerciale ed intellettuale: il primo medico ad introdurre le teorie sulla circolazione del sangue fu il messinese Federico Bottoni; il milanese Joseph Rossi collaborò con il gruppo di giovani intellettuali che creò la "Società amanti del paese", che pubblicò per anni una rivista dove si iniziò, per la prima volta, a parlare del Perù come patria. Rossi ebbe rapporti anche con lo scienziato e marinaio italiano Alessandro Malaspina, che, al servizio del Re di Spagna, condusse, nel 1790-1792, una spedizione di esplorazione scientifica - e politica - delle Americhe. La presenza italiana dei secoli XVI e XVII fu, dunque, indiretta - considerata la sua "matrice coloniale" - ma gettò le basi degli arrivi successivi.

 

L’Ottocento

 

Con l’indipendenza del Perù, il 28 luglio 1821, la presenza italiana aumentò e, mutando completamente forma, divenne diretta: scomparsa la dipendenza dalla Spagna, gli Italiani arrivavano direttamente dal porto di Genova.

Le nuove forze che arrivavano ora venivano reclutate da chi era giunto in precedenza, ma il meccanismo d’inserimento restava lo stesso: il commercio marittimo.

Insieme alla componente marinara, proveniente in maggior parte dalla zona di Chiavari, a partire dal 1850, una componente rurale ligure iniziò a giungere in Perù. Nel 1876, la presenza italiana arrivò al suo massimo storico, con 10000 emigranti. Negli anni seguenti, l’emigrazione italiana si diresse piuttosto verso altri Paesi sudamericani, quali l’Argentina, il Brasile o l’Uruguay. Il Perù, infatti, non soffriva del "vuoto demografico" che invece si osservava nei tre Paesi citati, ove grandi terre inabitate si offrivano ai nuovi arrivati. La poca terra peruviana disponibile era occupata dagli indigeni e non attirava, pertanto, grandi masse.

La matrice marinara degli immigrati ne comportò l’integrazione nella società mercantile. Nella collettività italiana cominciò allora a costituirsi un’élite economica e dirigenziale, grazie alla trasformazione di molti marinai genovesi, abili nella navigazione e nel commercio marittimo, da semplici capitani di mare a veri capitani d’impresa. Fra i più noti, ricorda Giuseppe Canevaro (1803-1875), commerciante e capitano di mare che cumulò un’enorme fortuna personale grazie al commercio marittimo e che divenne in seguito Console del Regno di Sardegna e Primo Console del Regno d’Italia.

Gli imprenditori italiani che si affermavano in quel periodo iniziarono a costituire la vera e propria borghesia moderna peruviana.

Fra gli italiani dell’epoca spiccano ancora Giuseppe Caffare di Barge, che partecipò insieme a Simon Bolivar al processo di indipendenza del Venezuela e del Perù; il medico chiavarese Emanuele Solari (1808-1854), cugino di Giuseppe Mazzini, che insegnò alla facoltà di medicina di Lima; Giuseppe Garibaldi, che fu a Lima nel 1851, durante il suo secondo esilio in America.

Da ricordare, in particolare, il milanese Antonio Raimondi (1824-1890), noto studioso di geografia e di mineralogia. Viaggiatore e naturalista, Raimondi rappresenta una delle figure maggiori dell’esplorazione archeologica e scientifica del Perù del XIX secolo. Giunto in tale Paese nel 1850, Raimondi lo percorre, effettuando numerose osservazioni sulla flora, la fauna, la mineralogia e la geografia della costa e delle Ande. Organizza il Museo di Storia naturale di Lima, che porta oggi il suo nome, e fonda qui la facoltà di medicina, nel 1856, ove ottiene la cattedra di chimica nel 1861. In suo onore, venne creato, a Lima, il prestigioso Collegio Italo-Peruviano "Antonio Raimondi".

 

Il calo della presenza italiana

 

Dal 1880 all’inizio del XX secolo si assiste ad una vera e propria inversione della tendenza migratoria italiana verso il Perù: gli italiani passano da 10000 a 6000 individui.

Oltre alla "mancanza del vuoto demografico" cui si è accennato, il Paese soffriva di un’autentica inesistenza di un moderno mercato del lavoro (i salari erano bassi e le condizioni di lavoro erano assai sfavorevoli).

Gli emigranti erano spesso "chiamati" dalle persone già partite e giungevano, quindi, attraverso il meccanismo delle catene migratorie familiari e paesane. Si trattava di un’emigrazione spontanea di modeste dimensioni; i progetti ufficiali di colonizzazione erano tutti falliti.

Il caso peruviano resta, tuttavia, interessante, considerato che costituisce uno dei pochi al mondo in cui l’emigrazione italiana sia stata composta da emigranti provenienti da una sola regione d’Italia. Inoltre, caso raro nella storia, si è trattato di un’emigrazione di imprenditori che ha avuto conseguenze importanti sul ruolo sociale esercitato dagli immigranti. Sembravano poter entrare in Perù solo gli immigrati che erano in grado di divenire imprenditori in breve tempo, ragione per la quale la collettività italiana in tale Paese fu una delle più ricche rispetto a quelle dei Paesi interessati dagli arrivi di massa, quali il Brasile o l’Argentina.

A partire dal 1895, gli italiani si inserirono non solo nel commercio ma anche nell’industria nascente. La Banca Italiana, fondata a Lima nel 1889, che riuniva i risparmi dei medi e grandi imprenditori italiani, fu la prima banca fondata sul principio moderno di azionariato diffuso, mentre le altre banche peruviane appartenevano ad un numero limitato di proprietari. La Banca Italiana divenne rapidamente una delle più importanti del Paese mentre personaggi come Faustino Piaggio o Gio Batta Isola, di origine ligure e provenienti da famiglie di armatori e commercianti, si trasformavano in importanti capitani d’impresa. Faustino Piaggio, in particolare, nato a Genova nel 1844, era giunto in Perù, a Callao, il 1° aprile 1862. Nel 1866, si era trovato coinvolto nella lotta del 2 Maggio contro gli spagnoli, in seguito alla quale aveva ottenuto la medaglia di vincitore del governo peruviano ed era stato dichiarato "Benemerito" alla Patria, avendo combattuto come peruviano. Nel 1887, Faustino integra il gruppo che fonda la Camera di Commercio di Callao e ne assume la presidenza. Organizza, in seguito, la Guardia Urbana Chalaco e, nonostante la sua qualità di straniero, viene eletto Sindaco di Callao. Nel 1902, acquisisce la fabbrica Cervecería Nacional del tedesco Aloise Kieffer, che diventerà la Gran Compañia Nacional de Cerveza, ancor oggi esistente e conosciuta come "Pilsen Callao". Faustino investirà altresì nel petrolio nella zona di Zorritos, che sarà d’attrazione per le grandi compagnie petrolifere straniere come London & Pacific Co. e la International Petroleum Company. Morirà il 9 febbraio 1924 a Callao.

 

Gli italiani e le classi medio-alte peruviane

 

A parte questi esponenti importanti della comunità italiana, di origine ligure, bisogna altresì ricordare che negli anni Venti, si assiste all’arrivo dei primi nuclei provenienti dall’Italia Meridionale. Nel processo di ascesa sociale degli italiani, i figli degli immigrati arrivati in precedenza cominciarono a ricoprire un ruolo fondamentale. Essi non solo seguirono le attività economiche dei padri - erano impegnati, generalmente, nella gestione di aziende - ma cominciarono pure ad esercitare le attività di liberi professionisti (medici, ingegneri). Le famiglie di origine italiana iniziarono così ad entrare nella ridotta classe media e medio-alta peruviana.

Lima restava, tuttavia, il centro delle attività economiche e culturali ed i gruppi di italiani inizialmente giunti altrove furono fra i primi ad inaugurare il processo di migrazione interna verso la capitale. La città costituiva, inoltre, il centro universitario peruviano, oltre che associativo. Il Circolo Sportivo, fondato nel 1917, la Società Canottieri, la Scuola Antonio Raimondi o l’Istituto Italo Peruviano di Cultura costituiscono una delle prove di tale centralità.

 

Ed oggi, quale ruolo della cultura italiana in Perù ?

 

Una ripresa del flusso migratorio italiano si verificò negli anni Venti e Cinquanta, dopo le due guerre. Nel 1940, si possono contare circa 3774 italiani in Perù, per osservarne poi 5716 nel 1961, e ridiscendere a 4959 nel 1972 ed a 4062 nel 1981, concentrati a Lima. Nonostante la mancanza di cifre ufficiali, sembra che oggi gli italiani emigrati in Perù siano circa 4000, sapendo che numerosi sono i discendenti di italiani che negli ultimi anni hanno chiesto ed ottenuto la cittadinanza italiana.

Attualmente le diverse istituzioni italiane - alcune della quali hanno più di 100 anni, come la Società di Beneficenza -, sono riunite nell’Associazione di Italiani del Perù (AIP), che pubblica un bollettino bimestrale bilingue, Incontri (consultabile su www.olivetti.com.pe/aip/ultimarevista.htm). Tale rivista presenta diverse rubriche d’interesse comune agli italiani che si trovano in Perù ed ai peruviani che, indipendentemente dalla loro origine italiana, sono interessati alla ricchezza della nostra cultura. Nel bollettino ci si occupa di politica, di letteratura, di cultura (mostre o musei), di natura, di sport, di storia, di cinema.

L’Associazione Italo-peruviana, sul suo sito internet (www.geocities.com/serfer8/peruviano.html) racconta storie sul Perù e l’Italia. Ci si ritrovano foto di paesaggi italiani, profili di artisti italiani (dalla letteratura alla musica), collegamenti con altri siti di interesse comune agli italo-peruviani. Un rinvio interessante è quello a Radio Meneghina, ove i responsabili della rete radiofonica, in collaborazione con l’AIP, cercano di fa conoscere l’apporto culturale degli emigrati italiani nella società peruviana, iniziando dalla musica. Il giornalista Sergio Fernando Garcia Rodriguez, laureato in comunicazione sociale a Rio de Janeiro, ha creato, con tale radio, un punto d’incontro e d’informazione sulla presenza italiana in Perù.

Nelle Ande, ritroviamo ancora un artista italiano che dipinge i paesaggi peruviani. Nato a Padova, ove ha studiato alla Scuola di Belle Arti, Dino Ghirardo percorre il Perù per imprimere sulle sue tele paesaggi e personaggi tipici di questa terra. Ex-allievo del corso di arte plastica della Fondazione Culturale Fiat di Torino e medaglia d’oro 1993 della Camera di Commercio di Padova, l’artista, che da anni risiede in Perù, percorre il Paese dedicandosi alla pittura dei paesaggi della sierra e dei suoi abitanti, con i quali si identifica profondamente. Grazie al suo talento, ha esposto in Perù, in Italia e negli Stati Uniti d’America.

 

In FOCUS Magazine n.52, novembre-dicembre 2001, pp.21-22

Home | E-mail